Europa continentale nel '600
Nel corso del Seicento, l'Europa assistette alla sorprendente ascesa della Prussia sotto la guida della dinastia degli Hohenzollern. Questo processo trasformò un insieme di province in una grande e temibile potenza europea.
I domini della casata degli Hohenzollern non formavano una nazione compatta e omogenea, ma si presentavano come un complesso mosaico di territori molto diversi tra loro.
Al nucleo originario, la Marca del Brandeburgo (situata nel centro della Germania), si erano aggiunti nel tempo possedimenti molto distanti. A est si trovava il Ducato di Prussia, un feudo polacco esterno ai confini dell'Impero, mentre a ovest vi erano piccoli ma importanti ducati strategici sul fiume Reno, come Kleve e Mark.
Questa netta frammentazione geografica esponeva i domini agli attacchi di potenze vicine, come la Svezia e la Polonia. I sovrani capirono che, per sopravvivere, era indispensabile creare uno Stato fortemente centralizzato e militarizzato, in grado di spostare rapidamente soldati e risorse tra province lontane centinaia di chilometri.
Il vero artefice di questa profonda trasformazione fu Federico Guglielmo di Brandeburgo, che regnò dal 1640 al 1688 ed è passato alla storia con il titolo di "Grande Elettore".
Per difendere lo Stato, Federico Guglielmo creò una formidabile macchina da guerra. Istituì il Commissariato generale alla guerra, un ufficio centrale incaricato di riscuotere le tasse, gestire la giustizia e organizzare l'esercito. Grazie a queste riforme, le truppe passarono da poche migliaia a una forza militare permanente e professionale di 30.000 uomini.
Nel 1653, con un accordo chiamato "Recesso del Brandeburgo", il sovrano ottenne i fondi per l'esercito stringendo un patto con gli Junker, l'aristocrazia terriera prussiana. In cambio della concessione di tasse fisse, il sovrano permise agli Junker di avere il controllo assoluto sui contadini, rendendo la servitù della gleba la base della società. Gli Junker divennero così i fedelissimi ufficiali dell'esercito e i funzionari dello Stato.
L'8 novembre 1685, il Grande Elettore emanò l'Editto di Potsdam. Con questo documento offrì asilo, esenzioni fiscali per sei anni e case gratuite a circa 20.000 ugonotti (i protestanti francesi) in fuga dalle persecuzioni del re di Francia. I profughi portarono in Prussia ricchezze, abilità tecniche e conoscenze scientifiche, facendo quadruplicare la popolazione di Berlino.
L'opera di potenziamento militare e statale fu portata a compimento dal nipote del Grande Elettore, Federico Guglielmo I (al potere dal 1713 al 1740), soprannominato il "Re Soldato".
Caratterizzato da un carattere severo e autoritario, Federico Guglielmo I impose al Paese un'estrema austerità, tagliando al minimo le spese di corte per finanziare le forze armate. Sotto di lui, l'ordine e l'obbedienza cieca divennero i valori assoluti e la Prussia divenne lo Stato più militarizzato d'Europa, con un esercito di oltre 80.000 soldati su una popolazione totale di appena due milioni di abitanti.
Per mantenere un esercito così vasto, il re inventò il "sistema cantonale". Il territorio fu diviso in distretti (chiamati Cantoni), ognuno dei quali doveva fornire i soldati per un intero reggimento. Ogni suddito in grado di combattere era obbligato a prestare servizio militare, creando così una riserva continua di uomini ben addestrati che, nei periodi di pace, potevano tornare a lavorare nei campi.