Controriforma e conflitti religiosi
Il Concilio di Trento (1545-1563) fu la risposta organica della Chiesa cattolica alla Riforma protestante. Questo evento non fu solo un'assemblea teologica, ma un complesso processo politico e diplomatico volto a ridefinire l'ortodossia e avviare una profonda trasformazione istituzionale, nota come Controriforma o Riforma cattolica.
Il percorso conciliare fu lungo e travagliato, segnato dalle tensioni tra il papato e le potenze europee, in particolare il Sacro Romano Impero, e fu interrotto più volte da guerre e pestilenze.
La svolta decisiva arrivò con papa Paolo III che, sfruttando la pace di Crépy (1544) tra Francia e Impero, indisse il Concilio. L'apertura avvenne il 13 dicembre 1545 a Trento. La scelta della città fu un compromesso politico: Trento era un principato vescovile italiano ma apparteneva territorialmente al Sacro Romano Impero, soddisfacendo così sia il papa che l'imperatore Carlo V.
I lavori si svolsero in tre momenti distinti:
Sul piano teologico, il Concilio rifiutò ogni compromesso con i protestanti, ribadendo i dogmi del cattolicesimo tradizionale.
Contro il principio luterano della "sola Scrittura", il Concilio stabilì che la Rivelazione divina risiede sia nella Bibbia sia nella Tradizione della Chiesa, di cui il papa è unico interprete. Fu confermata la Vulgata di San Girolamo come unica versione biblica ufficiale.
Riguardo alla giustificazione (il processo con cui l'uomo ottiene la salvezza), il Concilio respinse la "sola fede" luterana. Si affermò che per la salvezza sono necessarie sia la grazia divina sia la cooperazione umana, costituita da fede e opere buone.
Vennero riconfermati tutti i sette sacramenti. Particolare enfasi fu posta sull'Eucaristia, ribadendo la dottrina della transustanziazione: la trasformazione reale e non simbolica del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo. Furono confermati anche il Purgatorio e il culto dei santi.
Per combattere la decadenza morale, il Concilio approvò riforme severe mirate alla "cura delle anime", il cui modello ideale divenne Carlo Borromeo.
Fu imposto ai vescovi l'obbligo assoluto di risiedere nelle proprie diocesi, vietando il cumulo di benefici (rendite) senza servizio effettivo. I vescovi dovevano inoltre compiere visite pastorali regolari.
Per risolvere l'ignoranza del clero, furono creati i seminari, scuole specifiche per la formazione teologica e morale dei futuri sacerdoti. Fu inoltre ribadito l'obbligo del celibato.
Ai parroci fu imposta la tenuta dei registri parrocchiali per annotare battesimi, matrimoni e decessi, strumento che divenne fondamentale per il controllo religioso e sociale della popolazione.